
Tutto inizia a Venezia, dove un uomo si ritrova coinvolto in un commercio clandestino tanto insolito quanto rischioso: la vendita di colori vietati, scomparsi dal mercato europeo perché ritenuti tossici. Provenivano dall’Est, dall’Ucraina improvvisamente spezzata dalla guerra, e sembravano ormai introvabili. Poi, all’improvviso, ricominciano a circolare. La pista conduce a Varsavia. Ed è proprio lì che il protagonista decide di andare, spinto da pochi indizi e tanta ostinazione, determinato a scoprire chi abbia ripreso la produzione. Tuttavia, succede qualcosa di inaspettato quando lungo la strada incontra un compagno decisamente fuori dall’ordinario: Serapione, un gatto parlante, ironico e provocatorio, che sembra appartenere più alla letteratura che al mondo reale. Da quel momento il viaggio diventa un’avventura surreale e irresistibile, tra litigi, trabocchetti e dialoghi esilaranti. I due si stabiliscono in un hotel, l’Hotel Chopin di Varsavia, dove, tra una ricerca e l’altra, il protagonista incontra ospiti straordinari come Bulgakov, Kundera, Dostoevskij, Brodsky e altri grandi della letteratura. Mentre fuori nevica e le notizie dalla vicina Ucraina si fanno sempre più drammatiche, passato e presente, vita e morte si sovrappongono in un intreccio che tocca la guerra, la letteratura, la memoria e il senso stesso di ciò che siamo. Con “Hotel Chopin”, Cavalluccio ci trasporta in un viaggio profondo tra confini geografici e letterari, dove realtà e finzione si fondono in un racconto profondamente evocativo.
